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Umanizzazione

La sindrome da post terapia intensiva e mobilizzazione precoce in terapia intensiva

Lezione online sindrome da post terapia intensiva e mobilizzazione precoce

Nella seguente lezione online si parla di sindrome da post terapia intensiva e di mobilizzazione precoce.

Questo intervento è stato trasmesso il 19 gennaio 2022 sulla pagina FB “ilRiabilitatore“: una delle più importanti pagine Facebook per fisioterapisti.

Anche i fisioterapisti devono conoscere cosa avviene mentre un paziente è ricoverato in un reparto di rianimazione.

In questo modo possono prendere a carico i pazienti mentre sono ancora ricoverati e poi, successivamente, una volta tornati al domicilio.

Nella prima parte dell’intervento il dott. Serini, fisiatra, spiega come avviene la riabilitazione domiciliare per i pazienti affetti da long covid.

Nella seconda parte Sergio Calzari, infermiere di terapia intensiva, spiega cosa sia la PICS (Post intensive Care Syndrome).

Sergio Calzari spiega inoltre come la mobilizzazione precoce già durante il ricovero in terapia intensiva può diminuire molte problematiche che spesso insorgono successivamente.

Infermieri, medici, fisioterapisti devono fare di tutto per migliorare la qualità di vita dei pazienti dimessi dai reparti di terapia intensiva.



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Formazione operatori sanitari

La PICS: la Sindrome da post terapia intensiva

Video lezione sulla PICS (Post Intensive Care Syndrome)

Molti infermieri, medici ed operatori sanitari che operano nelle terapie intensive non conoscono quali sono le problematiche che un paziente deve affrontare una volta che lascia la terapia intensiva.

La convalescenza è quasi sempre molto lunga e spesso la persona si ritrova a dover fare i conti con nuovi problemi che quasi sempre vengono vissuti come nuovi.

Anche i medici di famiglia e le altre figure che prendono a carico la persona al domicilio, molto spesso ignorano che molti dei problemi che emergono sono gli effetti collaterali del ricovero.

Il problema è talmente impattante e diffuso che la Society of Critical Care Medicine ha coniato nel 2010 il termine di PICS.

In questa video lezione Sergio Calzari, infermiere di terapia intensiva, spiega cosa sia la PICS.

Inoltre spiega cos’è il diario di terapia intensiva e di come l’utilizzo di questo strumento possa ridurre l’incidenza di problemi di ordine psicologico.

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Brochures

Brochure post terapia intensiva

Il ritorno a casa: brochure sul post terapia intensiva

Questa brochure informativa sul post terapia intensiva ha lo scopo di aiutare le tante persone che hanno lasciato la terapia intensiva e che si ritrovano, spesso da soli, ad affrontare il periodo di convalescenza.

Il ricovero in una terapia intensiva è spesso un evento traumatico, lungo ed aggressivo. Per questo, dopo una malattia grave, può insorgere una PICS: una Sindrome da Post Terapia Intensiva.

Spesso i sintomi della PICS non sono riconosciuti come conseguenze del ricovero in terapia intensiva e vengono vissuti come problematiche nuove che si aggiungono a tutti i problemi che la persona ha già dovuto affrontare. Questo genera molta frustrazione sia nella persona che la lasciato l’ospedale che nei familiari.

Questo opuscolo sul post terapia intensiva vuole fornire alcuni consigli per permettere di comprendere meglio alcune difficoltà che si potrebbero sperimentare.

Il seguente libretto è frutto dell’impegno e della ricerca di Sergio, Stefania, Valentina e Sharon, tutti infermieri di terapia intensiva. Il suo utilizzo e la sua riproduzione non solo NON sono vietati, ma sono auspicabili… con la speranza che l’umanizzazione delle cure nelle terapie intensive si diffonda sempre di più.

brochure post terapia intensiva
Clicca sull’immagine per scaricare la brochure in formato Word

Istruzioni per stampare la brochure

La brochure è già impaginata e pronta per essere stampata fronte/retro in formato A5.

Per poter stampare la brochure è necessario impostare la stampante nel seguente modo:

  1. Impostare la stampa su entrambi i lati capovolgendo le pagine sul lato corto
  2. Impostare l’orientamento orizzontale
Immagine istruzioni stampa

Istruzioni di stampa brochure
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Brochures

Brochure di terapia intensiva

Brochure informativa del reparto di terapia intensiva

Questa brochure, scaricabile in formato pdf, guida i familiari che entrano del reparto di terapia intensiva spiegando loro le principali apparecchiature utilizzate.

Risponde anche ad alcune domande riguardo l’aspetto del proprio caro ricoverato.

Tutti i familiari delle persone ricoverate in terapia intensiva hanno un enorme bisogno di conoscere e spesso l’ambiente del reparto di terapia intensiva è considerato freddo ed inospitale. I pazienti infatti sono quasi sempre collegati tramite tubi, fili o cannule a macchinari che hanno funzioni di terapia o di monitoraggio. Spesso si sentono degli allarmi che possono generare ansia.

E’ quindi auspicabile che ogni reparto di terapia intensiva metta a disposizione dei familiari degli opuscoli informativi che possano essere letti durante l’attesa ed eventualmente portati al posto letto.

I familiari, in questo modo, avranno già un’idea dei macchinari che troveranno in reparto e potranno eventualmente chiedere ulteriori spiegazioni agli infermieri al posto letto.

Anche il paziente potrà trovare nella brochure di terapia intensiva, le spiegazioni riguardo i macchinari a cui era collegato durante il periodo di ricovero.

L’opuscolo informativo della terapia intensiva può essere stampato gratuitamente e messo a disposizione dei parenti nelle sale di attesa delle terapie intensive.

Stampando l’opuscolo informativo con modalità “fronte/retro” si ottiene un opuscolo informativo di terapia intensiva in formato A5 già perfettamente impaginata.

Tutto il materiale pubblicato su postintensiva.it è di libero utilizzo.

brochure terapia intensiva
clicca sull’immagine per scaricare la brochure in formato PDF

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Storie di terapia intensiva

Sindrome da stress post traumatico dopo la terapia intensiva

Sindrome da stress post traumatico dopo la terapia intensiva raccontata dal un medico divenuto paziente


Il seguente video, realizzato da postintensiva.it, è tratto da un articolo pubblicato sul British Medical Journal il 22 maggio 2013 che racconta della sindrome da stress post traumatico vissuta da un medico divenuto paziente.

L’articolo, intitolato “Post traumatic stress disorder after intensive care” , riporta l’esperienza della dottoressa Shara Wake, giovane medico specializzando che, a causa di un attacco d’asma, si ritrova intubata in terapia intensiva.

Il giovane medico, divenuta paziente, racconta il proprio vissuto in terapia intensiva fatto di sensazioni sgradevoli, deliri e paure. Una volta guarita dalla malattia che ha causato il ricovero in terapia intensiva, dovrà affrontare il ritorno a casa e dovrà lottare molto dopo la terapia intensiva per riappropriarsi della propria vita.

La seconda parte dell’articolo è scritta dalla sua psicoterapeuta che racconta il percorso di guarigione fatto dalla sua paziente.

Il testo del video, letto da una speaker professionista, è la traduzione integrale della prima parte dell’articolo scritto dalla dott.ssa Wake.


Vedi la sezione del blog “storie di terapia intensiva

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Eventi

Sindrome da post terapia intensiva e riabilitazione domiciliare del long covid”

Conosciamo la sindrome da post terapia intensiva…

webinar il riabilitatore

Durante il webinar proposto si parlerà di sindrome da post terapia intensiva per consentire a chi segue i pazienti al domicilio, di conoscere e comprendere quanto vissuto dal paziente durante la sua permanenza nel reparto di terapia intensiva.

Il webinar è ospitato sulla pagina Facebook “ilRiabilitatore” .

IlRiabiliatore è la pagina Facebook dell’associazione “Fisioterapia e Riabilitazione”. La pagina, seguita da circa 22 mila iscritti, ospita costantemente webinar e corsi destinati principalmente a professionisti della riabilitazione.

QUANDO: Mercoledì 19 gennaio alle ore 21.00

A CHI E’ RIVOLTO: Evento per tutti

COSTO: Evento gratuito

COME PARTECIPARE: Per seguire il webinar è sufficiente collegarsi alla pagina facebook ilRiabilitatore cliccando il seguente link o sull’immagine della locandina dell’evento.


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Umanizzazione

La relazione infermiere paziente in terapia intensiva

Conoscere la persona ricoverata

Proviamo a immaginare un mondo dove vi sono persone che, per un periodo piu’ o meno lungo della loro vita, non abbiano alcuna relazione. Un mondo in cui alcuni sono chiusi ermeticamente in loro stessi, senza lasciar trasparire emozioni e senza manifestare alcuna reazione al mondo che li circonda.

Pensiamo a una persona ricoverata in terapia intensiva, in coma farmacologico, magari con tutti i muscoli paralizzati, un tubo in gola collegato a un respiratore artificiale. Gli unici movimenti sono quelli del torace che, forzatamente, si alza e si abbassa ritmicamente e passivamente.

Mi chiedo quindi quale possa essere la relazione che si instaura fra un infermiere di terapia intensiva ed il “suo paziente” (il paziente non appartiene a nessuno, ma mi perdonerete il gergo).

La relazione infermiere paziente

La relazione, qualunque relazione, ha alla base una domanda, o forse meglio due domande… “chi è l’altro in sé stesso” e “chi è l’altro per me”? Inoltre ogni relazione si costruisce con la comunicazione (non parlo solo di quella verbale).

Come fa un infermiere di terapia intensiva a creare una relazione infermiere paziente che sia terapeutica. Come fa a creare un legame, con una persona che non conosce, di cui non sa nulla, che non risponde alle sue domande, che non comunica. Ogni volta che “diciamo qualcosa a qualcuno” abbiamo sempre un feedback: l’altra persona annuisce, risponde con parole, postura, ecc…

Forse l’infermiere di terapia intensiva immedesima sé stesso nella persona che sta curando (e si’… per chi non lo sapesse l’infermiere è in grado di curare!!!); pensa che quell’anziano possa essere un nonno, o un padre; che quel giovane possa essere un fratello.

L’infermiere sa che dietro quella persona c’è un mondo…un mondo fatto di relazioni, di emozioni, di affetti.

Il “mondo persona”

E forse è proprio quel mondo che l’infermiere vuole “preservare”. Il somministrare terapie, il controllare i volumi polmonari, il monitorare i battiti del cuore o il respiro, serve a ripristinare la salute delle cellule di cui quel corpo è fatto. Ma il fine è proprio per preservare e avere cura del “mondo persona”.

Ecco che allora “il tocco” dell’infermiere sarà gentile, delicato, rispettoso…Parlare alla persona intubata e incosciente “personifica la persona” e renderà quindi la cura piu’ umana.

E cosi’ inizia una relazione infermiere paziente.

E se l’intento, il fine dell’infermiere è di curare il “mondo persona” non può non essere curioso di conoscere, anche da altri, chi sia quella persona.

Non esiste infermiere di terapia intensiva che non abbia ascoltato (che bella parola… ascoltare!!!) i racconti dei familiari. Non esiste infermiere che non abbia ascoltato una moglie parlare del marito, o un figlio parlare di suo padre. E che forza che hanno questi racconti!!!

Evoluzione

Ecco che, dopo alcuni giorni o qualche settimana, il “paziente” migliora e nello schema terapeutico dei medici, indipendentemente dalla malattia che ha portato la persona in terapia intensiva, si prova a diminuire i farmaci sedativi. La persona diventerà piu’ responsiva. L’espressione del viso e l’atteggiamento verranno costantemente osservati dall’infermiere che, pronto a cogliere fastidio o dolore, potrà intervenire.

Via via la persona diventa in grado di rispondere “si’” o “no” con la testa, può stringere le mani.

Che importanza può avere, soprattutto in questa fase, la voce calma e rassicurante dell’infermiere che spiega alla persona le manovre che si accinge a compiere!!! E poi le spiegazioni di quanto avviene attorno, il riorientamento nel tempo e nello spazio, il collegamento con famiglia e gli amici.

Finalmente la persona è estubata e sta bene.

Sta bene anche perché qualcuno si è relazionato e lo ha accompagnato come alleato in un percorso buio e faticoso… Percorso che non è ancora finito, ma forse, grazie a questo nuovo legame che si è costruito, sarà meno complicato di quanto sarebbe stato.


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Umanizzazione

Terapia intensiva aperta

Quando si parla di terapia intensiva viene in mente l’idea di pericolo, di precarietà, di trincea… di un posto inaccessibile.

Di un posto dove se vuoi entrare bussi a un citofono ed esce un infermiere bardato che ti chiede chi sei, da chi vuoi andare ed in genere ti invita ad attendere.

La terapia intensiva è un posto dove, se vuoi entrare, ti devi mettere mascherina, camice protettivo, sovra scarpe.

Si entra un solo parente per degente, alternandosi. Visite brevi, restando fisicamente attorno all’unità del malato. Orario di visita: una o due ore al giorno. I bambini poi, secondo la preistorica mentalità di qualche barone, non possono entrare… I motivi sono i piu’ disparati: portano infezioni, sono immunodepressi, disturbano, piangono.  Come si sentiranno quei bimbi a cui non è stato permesso di separarsi da un nonno o, che cosa brutta solo a pensarci, da un papà? La terapia intensiva aperta fa parte di quel processo di umanizzazione della terapia intensiva che tanto manca nel nostro Paese

Questo “modello di arretratezza” tutto italiano (e sì perché all’estero in molte terapie intensive può entrare chiunque e senza limite di orario…. E non è che gli stranieri siano meno malati) sta, per fortuna, cambiando. Il 15 marzo 2013 infatti veniva presentata una proposta di legge dal titolo “Disposizioni concernenti la realizzazione di reparti di terapia intensiva aperta”.

Riporto qui sotto il discorso alla camera dei deputati con il disegno di legge. Alla fine il link dove scaricare il documento.


Disposizioni concernenti la realizzazione di reparti di terapia intensiva aperta

Onorevoli Colleghi! La questione dell’apertura dei reparti di terapia intensiva si inserisce nella delicata tematica dei diritti del malato e della considerazione di quest’ultimo come soggetto che, anche nello stato di malattia, deve essere posto in condizione di mantenere la propria dignità di essere umano.


      L’esigenza di andare a colmare il vuoto legislativo su questi temi nasce dal sempre più sentito bisogno di dare valore a tutta la sfera relazionale e affettiva che inevitabilmente si interseca con la pratica della medicina, in particolar modo quando si ha a che fare con le problematiche connesse all’assistenza ai pazienti «critici» ricoverati in reparti di cure intensive. Le sempre più numerose richieste indirizzate nel senso di prevedere la possibilità per le famiglie di questi degenti di essere ammesse a visite più frequenti e prolungate nei suddetti reparti per fornire il loro supporto al parente malato, dimostrano come nella società i tempi siano maturi per affrontare, anche da un punto di vista normativo, queste tematiche.

   L’alto livello di tecnologia che caratterizza i reparti di terapia intensiva fa sì che al loro interno il paziente sia fortemente «spersonalizzato» e venga dunque preso essenzialmente in considerazione solo l’aspetto relativo al corpo malato da curare, come se privarlo della sua dimensione relazionale fosse un logico prezzo da pagare in cambio di terapie volte alla guarigione.
   

La presente proposta di legge mira a portare al centro del sistema il malato in quanto persona e a far emergere l’importanza dell’aspetto relativo all’umanità dei trattamenti rivolti ai pazienti dei reparti in questione.


Alla base del tentativo di revisione delle prassi assistenziali in reparti di terapia intensiva vi sono infatti motivazioni di natura strettamente etica, legate alla consapevolezza della sofferenza cagionata al paziente e ai suoi familiari dall’isolamento.

Recenti studi realizzati nel nostro Paese (Giannini A. et al. Visiting policies in Italian intensive care units: a nationwide survey. Intensive Care Medicine 2008;34:1256-62; Giannini A. et al. Parental presence and visiting policies in Italian pediatric ICUs: a national survey. Pediatric Critical Care Medicine 2011;12:e46–e50; Giannini A. et al. «Andante moderato»: signs of change in visiting policies for Italian ICUs. Intensive Care Medicine 2011;37:1890), così come orientamenti espressi a livello regionale, quale quello della Commissione di bioetica della regione Toscana, hanno messo in evidenza la necessità, anche per l’Italia, di interventi specifici in materia.

I dati provenienti dagli Stati Uniti d’America e da altri Paesi europei dimostrano tutti, infatti, i benefici che possono scaturire attuando un atteggiamento più aperto del regime delle «visiting policies» (cioè delle regole che governano la presenza dei familiari e visitatori in terapia intensiva). L’Italia resta ancora tra i Paesi nei quali la presenza di familiari e visitatori nei reparti di terapia intensiva è soggetta a molte restrizioni: in media, il tempo di visita è limitato a circa due ore al giorno e solo il 2 per cento dei reparti non pone un limite alle visite nell’arco delle 24 ore (contro, ad esempio il 23 per cento delle terapie intensive francesi o il 70 per cento di quelle svedesi) (Knutsson S.E. et al. Visits of children to patients being cared for in adult ICUs: policies, guidelines and recommendations. Intensive and Critical Care Nursing 2004;20:264-74; Lautrette A. et al. A communication strategy and brochure for relatives of patients dying in the ICU. New England Journal of Medicine 2007;356:469-78).

Un consistente numero di reparti di terapia intensiva italiani non modifica le proprie «visiting policies» neppure quando il paziente ricoverato è un bambino (9 per cento) o quando il paziente sta morendo (21 per cento).

Limitazioni sono inoltre poste sia sul versante del numero di visitatori ammessi (il 92 per cento delle TI applica questo tipo di restrizioni), sia su quello del tipo di visitatori (il 17 per cento dei reparti ammette solo familiari stretti e il 69 per cento non permette che i bambini facciano visite).

Un atteggiamento maggiormente restrittivo si registra nei reparti con un alto numero di ricoveri e in quelli delle regioni meridionali e delle isole, dove gli orari di visite sono molto più limitati (i dati riportati sono ripresi dallo studio di Giannini A., Miccinesi G., Leoncino S., «Visiting policies in Italian intensive care units: a nationwide survey». Intensive Care Med 2008; 34: 1256-26). È inoltre da segnalare che un quarto delle TI italiane non dispone di una sala d’attesa per i familiari.


Dalla comparazione dei dati emersi da due studi realizzati nel 2006 e nel 2011 è stato rilevato come nel corso di questi cinque anni vi sia stato però un incremento dallo 0.4 per cento al 2 per cento dei reparti di terapia intensiva che non pongono limiti alla presenza dei familiari nelle 24 ore (Giannini A. et al. «Andante moderato: signs of change in visiting policies for Italian ICUs». Intensive Care Med 2011; 37:1890). Il cambiamento infatti ha preso avvio e circa un terzo delle TI italiane sta ripensando le proprie «visiting policies».

Nonostante questo cambiamento sia promettente, resta ancora chiaro che nelle TI italiane complessivamente permangono politiche di visita molto restrittive.
      Per molti medici e infermieri l’espressione terapia intensiva aperta rappresenta tuttora una sorta di ossimoro. Questo punto di vista è in buona misura coerente con la storia che abbiamo alle spalle. Infatti, a partire dalla loro creazione meno di cinquant’anni fa e per molti anni a seguire, i reparti di terapia intensiva sono stati strutture «chiuse», dove cioè l’accesso di familiari e visitatori era considerato pericoloso e, quindi, molto limitato. Tale strategia è stata frequentemente motivata con i timori riguardo al rischio di infezioni, all’interferenza con le cure al paziente, all’aumento dello stress per pazienti e familiari, nonché alla violazione della confidenzialità.


Le attuali conoscenze scientifiche non solo hanno fatto venir meno questi timori (Burchardi H., «Let’s open the door!» Intensive Care Medicine 2002;28:1371-2; Berwick decreto ministeriale, Kotagal M. «Restricted visiting hours in ICUs: time to change» JAMA 2004;292:736-7), ma hanno anche evidenziato che la separazione dai propri cari è un importante motivo di sofferenza per il paziente critico (Nelson J.E. et al. Self-reported symptom experience of critically ill cancer patients receiving intensive care. Critical Care Medicine 2001;29:277-82; Biancofiore G. et al. Stress-inducing factors in ICUs: what liver transplant recipients experience and what caregivers perceive. Liver Transplantation 2005;11:967-72) e che uno dei più importanti bisogni dei familiari è quello di fare visita al paziente, di potergli stargli accanto e di ricevere informazioni (Davidson J.E. et al. Clinical practice guidelines for support of the family in the patient-centered intensive care unit: American College of Critical Care Medicine Task Force 2004-2005. Critical Care Medicine 2007;35:605-22; Molter N.C. Needs of relatives of critically ill patients: a descriptive study. Heart Lung 1979;8:332-9; Leske J.S. Needs of relatives of critically ill patients: a follow-up. Heart Lung 1986;15:189-93).

Numerosi dati della letteratura scientifica suggeriscono che la liberalizzazione dell’accesso alla terapia intensiva per familiari e visitatori non solo non è in alcun modo pericolosa per i pazienti ma è anzi benefica sia per loro sia per le famiglie. In particolare la terapia intensiva aperta non causa un aumento delle infezioni nei pazienti, mentre si riducono in modo significativo le complicanze cardio-vascolari e gli indici ormonali di stress (Fumagalli S. et al. Reduced cardiocirculatory complications with unrestrictive visiting policy in an intensive care unit: results from a pilot, randomized trial. Circulation 2006;113:946-52; Malacarne P. et al. Health care-associated infections and visiting policy in an intensive care unit. American Journal of Infection Control 2011;39:898-900).

Un ulteriore effetto positivo è rappresentato dalla netta riduzione dell’ansia nei familiari (Garrouste-Orgeas M., Philippart F., Timsit J.F., et al. Perceptions of a 24-hour visiting policy in the intensive care unit. Critical Care Medicine 2008;36:30-5).


      Il termine terapia intensiva «chiusa» può essere utilizzato per indicare una struttura con accesso limitato che, pertanto, contiene o interdice la presenza, e talora anche la sola visita, dei familiari e degli altri visitatori. Per analogia, ma in modo quasi antitetico, la terapia intensiva aperta può essere invece definita come la «struttura di cure intensive dove uno degli obiettivi dell’èquipe è una razionale riduzione o abolizione di tutte le limitazioni non motivatamente necessarie poste a livello temporale, fisico e relazionale» (Giannini A. Open intensive care units: the case in favour. Minerva Anestesiologica 2007;73:299-305; Giannini A. The «open» ICU: not just a question of time. Minerva Anestesiologica 2010;76:89-90).

L’ «apertura» della terapia intensiva e la presenza dei familiari accanto al malato non sono dunque una sorta di «concessione» ma rappresentano una scelta utile e motivata, una risposta efficace ai bisogni del malato e della sua famiglia.

Questa scelta esprime il rispetto e l’attenzione dovuti al paziente, così come al suo diritto di definire le figure per lui più significative che lo possano accompagnare nel tempo della malattia grave.
      La presente proposta di legge mira proprio a riportare al centro dell’attenzione la persona ricoverata nella sua interezza, fatta di affetti e relazioni, anche in quei contesti di cura.
      Al fine della realizzazione di questo obiettivo, tra gli aspetti più rilevanti da affrontare vi è sicuramente quello concernente le prassi comunicative e di informazione.
      La presente proposta di legge è indirizzata nel senso della previsione di un’informazione esatta, veritiera e temporalmente articolata che deve diventare parte essenziale di ogni buona prassi assistenziale.

È necessario dedicare il tempo adeguato per comunicare i dati clinici, illustrare la possibile prognosi e le opzioni di trattamento. È importante che tali informazioni siano date nei modi e nei luoghi adatti. Rispetto alla comunicazione frammentata e parziale, spesso inefficace, propria di una terapia intensiva «chiusa», la comunicazione continua che scaturisce dalla presenza prolungata dei familiari comporta una loro maggiore comprensione e una crescente fiducia nei confronti dell’èquipe curante.

Si dimostra quindi indispensabile a questo fine porre in essere le condizioni necessarie per la formazione e lo sviluppo di un triangolo relazionale tra curanti, pazienti e famiglia che può trovare nell’apertura delle terapie intensive una delle sue espressioni più ricche di significato. Un’alleanza terapeutica di questo genere porterebbe particolari vantaggi sia ai degenti sia ai loro familiari specialmente nei casi più gravi di coloro che vivono nei reparti di terapia intensiva le ultime fasi della vita: l’evento morte, per quanto inevitabilmente traumatico, potrebbe essere in qualche misura meno gravoso se la famiglia potesse accompagnare il malato in quei momenti.

La terapia intensiva aperta può offrire un linguaggio e modalità di relazione più ampi e attenti, in grado di favorire meglio il dialogo e la discussione con il paziente e i suoi familiari per affrontare aspetti di particolare importanza e complessità (come la donazione degli organi o la sospensione di trattamenti non proporzionati).

L’èquipe sanitaria svolgerebbe dunque un ruolo in qualche misura di «sostegno qualificato» nei confronti dei parenti.
      A questo proposito la proposta normativa è volta a fornire a tutto il personale medico e infermieristico dei reparti di terapia intensiva gli strumenti necessari per potersi adeguare ai cambiamenti da attuare. Per la realizzazione di questo obiettivo si prevedrebbero infatti percorsi formativi specifici atti al raggiungimento di una consapevolezza condivisa di tutta l’èquipe curante coinvolta nel processo assistenziale.
      È importante sottolineare come l’apertura dei reparti di terapia intensiva non debba contemplare solo l’aspetto più pratico del termine, ossia quello del prolungamento dell’orario di visite.

È auspicabile invece che un cambiamento di questo genere vada nel senso di una valorizzazione del paziente in quanto persona e che quindi «apertura» significhi prioritariamente conciliazione delle tecnologie di questi reparti con le esigenze e capacità di relazione ed incontro.


Proposta di legge per la terapia intensiva aperta

Art.1

(Piano sanitario nazionale)

1. La realizzazione di reparti di terapia intensiva aperta costituisce obiettivo prioritario del Piano sanitario nazionale.

Art.2

(Linee guida per la realizzazione dei reparti di terapia intensiva aperta)

    1. Al fine di garantire l’umanizzazione delle cure e il rispetto della dignità della persona nei reparti di terapia intensiva e nel rispetto delle disposizioni sul riparto delle competenze in materia tra Stato e regioni, il Ministro della salute, previo parere del Consiglio superiore di sanità, definisce con proprio decreto, da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le linee guida per la promozione, lo sviluppo e il coordinamento degli interventi regionali individuati dalla presente legge. Le linee guida definiscono le procedure e le modalità di gestione, di organizzazione e di assistenza nei reparti di terapia intensiva al fine di creare un modello assistenziale di «terapia intensiva aperta», previa analisi delle modalità organizzative e di assistenza nelle terapie intensive regionali, con le seguenti caratteristiche:

          a) regolamentazione degli orari di visita ai pazienti da parte dei familiari, compresi i minori di anni diciotto, al fine di garantirne l’accesso nei reparti di terapia intensiva per un periodo di tempo non inferiore alle dodici ore al giorno e nei reparti di terapia intensiva pediatrica e neonatale per un periodo di tempo non inferiore alle ventiquattro ore al giorno;

          b) definizione di tempi e modalità per un’adeguata comunicazione tra èquipe curante,paziente e familiari al fine di una piena condivisione delle informazioni e una migliore partecipazione alle decisioni diagnostico-terapeutiche;

          c) previsione della figura dello psicologo per il supporto psicologico al paziente e ai suoi familiari;

          d) identificazione di modalità assistenziali finalizzate a minimizzare il rischio di disturbi psicologici e comportamentali, in particolare se il paziente è un minore di anni diciotto;

          e) definizione per i medici e gli infermieri di adeguati itinerari formativi per acquisire e aggiornare una specifica competenza professionale in tema di comunicazione;

          f) definizione nei piani di edilizia sanitaria di spazi adeguati per la realizzazione del modello assistenziale della «terapia intensiva aperta», ivi compresa la disponibilità di spazi adeguatamente attrezzati per i familiari.

      2. Le linee guida sono aggiornate periodicamente, almeno ogni tre anni, in rapporto all’evoluzione tecnico-scientifica, con le medesime procedure di cui al comma 1.

Art.3

(Compiti delle regioni per la realizzazione dei reparti di terapia intensiva aperta)

      1. Le regioni intraprendono un percorso di trasformazione dei reparti di terapia intensiva al fine di realizzare e sostenere il modello assistenziale di «terapia intensiva aperta», adeguando gli stessi alle linee guida entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del decreto di cui all’articolo 2, comma 1.
      2. Ai fini di cui al comma 1, le regioni organizzano corsi di formazione per il personale medico e infermieristico al fine di identificare modelli organizzativi e modalità assistenziali finalizzati a favorire e supportare la comunicazione tra l’èquipemedico-infermieristica, il paziente ed i familiari, così da garantire anche una migliore e più consapevole partecipazione dei pazienti e dei loro familiari alle decisioni terapeutiche.
      3. L’attuazione dei princìpi della presente legge in conformità alle linee guida definite ai sensi dell’articolo 2 costituisce adempimento regionale ai fini dell’accesso al finanziamento integrativo del Servizio sanitario nazionale a carico dello Stato.

Art.4

(Valutazione annuale dello stato di attuazione).

      1. Il Comitato paritetico permanente per la verifica dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza, di cui all’articolo 9 dell’intesa sottoscritta il 23 marzo 2005 tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 105 del 7 maggio 2005, valuta annualmente lo stato di attuazione della presente legge.
      2. Dall’attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.


E questo link il testo completo al testo della proposta di legge sulle terapie intensive aperte

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Umanizzazione

Umanizzazione della terapia intensiva in un ospedale inglese

L’infermiera italiana Valentina Mirto ci racconta la sua esperienza di umanizzazione e di lotta alla sindrome da post terapia intensiva

Qualche giorno fa, ricevo nel gruppo Facebook “storie di terapia intensiva”, un commento di una collega infermiera italiana (Valentina Mirto) che lavora nel Regno Unito e che racconta di come, da qualche mese, faccia parte di un team che si occupa della presa a carico di pazienti che sono passati in terapia intensiva e di umanizzazione della terapia intensiva. In particolare si occupa di persone a rischio di sviluppare una sindrome da post terapia intensiva.

Alla fine del suo commento scrive:

Mi piacerebbe un giorno poter tornare in Italia e portare quello che ho imparato qui in termini di riabilitazione psico-fisica e umanizzazione della terapia intensiva dopo la terapia intensiva…

Non potevo certo non chiederle un’intervista per capire cosa gli infermieri fanno nel Regno Unito che noi non facciamo e che a Valentina piacerebbe importare (o esportare, a seconda dei punti di vista).

Ciao Valentina, raccontami dove lavori e di cosa ti occupi

Sono senior staff nurse nella terapia intensiva del Royal Berkshire NHS Foundation Trust, e da qualche mese collaboro con il ”recovery after criticall illness team”:  un team che si occupa di persone in cui il ricovero in rianimazione ha causato una sindrome da post terapia intensiva (PICS). Il team è composto da due primari, tre infermiere (di cui una nurse consultant e due senior nurse), un fisioterapista.

Come avviene la presa a carico dei pazienti a rischio di sindrome da post terapia intensiva?

Il nostro team prende a carico i pazienti e le loro famiglie dal momento del ricovero in terapia intensiva fino a quando il paziente ne sente la necessità. L’umanizzazione della terapia intensiva avviene quindi sin da subito.

All’ingresso del paziente in reparto eseguiamo uno screening per capire qual è il rischio di sviluppare una sindrome da post terapia intensiva.

Nel momento in cui i pazienti vengono dimessi dalla terapia intensiva, viene redatta una lista in cui vengono inseriti tutti i pazienti che soddisfano i requisiti del servizio di riabilitazione. Questi vengono quindi seguiti in reparto sia da un fisioterapista che da una senior nurse, fino alla dimissione dall’ospedale.

Se i pazienti vengono dimessi presso centri terziari specialistici o centri di riabilitazione, il follow up prosegue telefonicamente con lo staff della struttura fino alla dimissione verso il luogo di residenza.

Quando i pazienti tornano alla propria abitazione, inviamo loro una lettera con un questionario (trauma screen questionare) per capire quanto la terapia intensiva abbia influito sulla loro qualità di vita e di quale tipo di supporto possano aver bisogno.

Quali sono i servizi che offrite?

I servizi principali che offriamo sono un servizio di follow up integrato che coinvolge in primis il nostro team e si espande ad altre specializzazioni a seconda della necessita’ del paziente ed i patient support groups.

Inoltre nel nostro reparto viene usato un “All about me file” (poster/file narrativo):  una cartellina  custodita nel file del paziente in cui i familiari scrivono informazioni sulla vita della persona ricoverata, i loro hobbies, le cose che li rendono felici e quelle che invece li fanno sentire demotivati.

Trovo questa cosa fenomenale perché permette di conoscere la persona dietro la malattia.

Molte volte, ad esempio, mi è capitato di seguire pazienti in stato di delirium o confusi e sapere cosa a loro piace e cosa li calma, può dare una grande aiuto e sostituisce perfino i medicinali usati per calmarli! Inoltre aiuta a creare una relazione terapeutica tra curante e paziente dove il paziente comincia a fidarsi della persona che se ne prende cura.

Come avviene il servizio di follow up?

Quando il paziente lascia la terapia intensiva e viene trasferito in reparto, vado a trovarli settimanalmente, organizzo incontri con le loro famiglie e mi è capitato spesso di ricevere telefonate dallo staff di reparto per chiedermi se avessi tempo per consulenze urgenti.

Dopo essermi presentata ed aver spiegato il ruolo che ricopro, in genere chiedo: ”Come stai?”. Spesso dopo questa semplice domanda si apre un mondo, dove esce tutta la fragilità della persona che diventa un fiume in piena.

 Chiedo poi cosa la persona ricorda del ricovero in terapia intensiva, se hanno incubi, flashback, pensieri intrusivi.

Quasi sempre vogliono sapere cosa sia accaduto in terapia intensiva durante il periodo in cui erano incoscienti. Lascio quindi loro una copia del loro ”discharge summary” : un documento che contiene tutti i passaggi del loro trattamento in terapia intensiva.

Spesso mi siedo accanto a loro e lo leggiamo assieme. Poi indago come il paziente vive da un punto di vista fisico: indago il lato nutrizionale, la fisioterapia, la terapia del dolore, controllo la ferita della cannula tracheostomica e le medicazioni di altri presidi (cateteri centrali, drenaggi, ecc.).

Mi “sposto” poi indagando il sociale: chiedo riguardo la famiglia e l’entourage.

Alle volte faccio cose che alle volte sembra esulino un po’ dal mio lavoro di infermiera di terapia intensiva.

Mi è capitato, ad esempio, di accompagnare un paziente a fare giardinaggio (abbiamo un piccolo garden terapy) o di accompagnarne altri a pranzo in un piccolo ristorantino interno, per dar loro modo di “prendere una boccata d’aria fresca” dopo mesi passati in ospedale o semplicemente per restituire un po’ di quel senso di umanita’ perduto durante il periodo di degenza.

Quando la persona viene dichiarata “medically fit for discharge” e torna al proprio domicilio, inviamo una lettera in cui lo invitiamo a partecipare al nostro servizio di supporto.

Al paziente vengono quindi offerti degli incontri dove, assieme al primario, ad una infermiera del team e ad un familiare, si discute di tutto ciò di cui il paziente vuole discutere: dai problemi psicologici ai problemi fisici.

Proponiamo incontri del genere una volta ogni due o tre mesi, ma diamo la possibilità alla persona in difficoltà di contattarci e di fissare incontri piu’ frequenti. Il nostro servizio ha “un’open door policy” e ci capita spesso che pazienti visti anni fa, chiamino per parlare o per consigliarsi. Non c’ è un tempo prestabilito per poter aderire al servizio.

…mi raccontavi che invitate il paziente a visitare nuovamente il reparto dove era ricoverato…

Se il paziente lo desidera e si sente pronto, lo riaccompagniamo a visitare la terapia intensiva ed il suo posto letto.

La persona può conoscere lo staff che si è preso cura di lui, rivedere il letto in cui era ricoverato, rivedere le macchine, il ventilatore, ascoltare i rumori e il suono degli allarmi che ha sentito mentre era sedato. Poi ci si siede insieme e gli si mostra tutti gli esami effettuati, gli aggiornamenti, le conversazioni con la famiglia ed i medicinali somministrati in modo tale da poter ricostruire quel percorso che nella loro memoria appare inizialmente come un buco nero fra i ricordi in quanto erano sedati.

Tante volte questo chiude un ciclo. Tutti i pazienti vogliono infatti sapere quello che accaduto durante il periodo in cui erano incoscienti e potrebbero aver bisogno di piu’ incontri se il loro status mentale non è pronto a sapere tutto in un solo incontro. Tanti pazienti piangono, altri restano senza parole, altri si meravigliano. Eppure un incontro del genere tende a risolvere tutti i loro problemi, o quasi.

Cosa sono e come si svolgono i patient support group?

I patient support groups sono degli incontri di dove i pazienti possono condividere le loro esperienze e non sentirsi soli nell’affrontare le problematiche del post terapia intensiva.

Vengono organizzati due o tre volte all’anno. Il tutto inizia con un caffè in compagnia tra ex pazienti che sono a buon punto nel loro percorso di guarigione ed il nostro team.

Il team illustra la PICS (sindrome da post terapia intensiva) ed i sintomi associati. I pazienti iniziano poi a parlare della loro esperienza, dei loro ricordi, dei loro progressi. È di fatto una chiacchierata conviviale e informale, che dà la possibilità a persone che hanno condiviso un percorso simile, di potersi confrontare ed anche consigliarsi.

È molto bello che le due “guide” siano due nostri ex pazienti che sono stati ricoverati nel nostro reparto circa undici anni fa e che hanno voluto fortemente questa attività.

Per molte persone che hanno vissuto la sindrome da post terapia intensiva, il potersi confrontare e parlare con altri che hanno vissuto un’esperienza simile, è di aiuto a sentirsi motivati, tranquillizzati e a progredire in un percorso di completa guarigione

Cosa ti dà questo lavoro così particolare da un punto di vista professionale e umano?

Il lavoro di umanizzazione della terapia intensiva non è un lavoro facile; entri nella vita delle persone e si creano relazioni che vanno al di la del lavoro e si protraggono nel tempo.

Diventi infatti il “collegamento” con uno dei periodi piu’ forti della vita di queste persone.

Tante persone si attaccano a te come se tu fossi l’unica persona che li conoscesse veramente perchè sanno che c’eri durante uno dei momenti peggiori della loro vita.

Bisogna però sempre ricordarsi di essere in una relazione di aiuto infermiere-paziente.

La gratificazione professionale e umana è altissima, tanto che vorrei aver iniziato tempo addietro.

Mi piacerebbe un giorno portare tutti questi insegnamenti nel nostro Paese, l’Italia, dove manca la cultura del post terapia intensiva e dove spesso l’umanizzazione della terapia intensiva non viene presa in considerazione.

Spesso la persona ammalata viene vista solo come malattia, e non sempre si ha la consapevolezza che dietro la malattia ci sia una persona e siamo noi infermieri a dover cambiare questo paradigma.


Per conoscere piu’ nel dettaglio la realtà in cui lavora Valentina Mirto quanto viene fatto nel Royal Berkshire NHS Foundation Trust è possibile visualizzare il sito www.readingicusupport.co.uk

Per ulteriori articoli sull’umanizzazione delle cure:

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Storie di terapia intensiva

“Dietro la maschera”: l’esperienza di un infermiere di terapia intensiva diventa romanzo

Il “racconto Covid” di Pasquale Dente, infermiere italiano in Inghilterra, diventa un romanzo

Conosco Pasquale Dente in un chat di infermieri e leggo che ha appena pubblicato un romanzo dal titolo “Dietro la maschera“, un romanzo reale che affonda le radici nella pratica clinica quotidiana della terapia intensiva Covid del John Radcliffe Hospital Oxford University.

Mi incuriosisco, faccio una veloce ricerca e contatto questo “infermiere-scrittore”. Voglio capire cosa questo infermiere ha da raccontare.

Pasquale è di Napoli e viene da Secondigliano: per molti solo un nome legato alla malavita.

Lui invece ha li’ le sue radici e nel breve colloquio virtuale in chat mi racconta quanto gli manca la propria terra e quanto vorrebbe tornarci.

Poi parliamo un pochino del suo libro e gli chiedo di scrivere un articolo per raccontare a postintensiva.it del suo progetto.

La condivisione delle esperienze non deve riguardare solo le persone ricoverate, ma anche noi infermieri. L’introspezione di un collega, anche attraverso un romanzo, puo’ aiutare ognuno di noi ad affrontare la propria quotidianità.

Al termine dell’articolo di Pasquale il link tramite cui acquistare il libro.


Chi sono

Mi chiamo Pasquale Dente, sono Napoletano ma lavoro da 5 anni presso la terapia intensiva cardiotoracica della Oxford University, che durante la pandemia, e anche tuttora lo è, è diventata terapia intensiva covid.

Mi piace molto leggere e mi diletto a scrivere, sono stato agonista e cintura nera secondo Dan di Judo, e anche se non pratico da anni, mi è rimasta l’indole di affrontare i problemi faccia a faccia, cercando di risolverli in maniera adeguata. 

Arriva il Covid

Quando sono entrato per la prima volta nel mio reparto, diventato Covid dopo qualche mio giorno di assenza, mi sono sentito in un mondo nuovo, del tutto diverso da quello super organizzato in maniera anche quasi maniacale in cui lavoro.

Ho subito pensato di scrivere quello che i miei occhi vedevano, solo in un secondo momento ho costruito una storia attorno a fatti realmente accaduti e fatti di cronaca, inventando personaggi che possono essere tranquillamente i nostri colleghi, amici o parenti.

Dietro la maschera

Il libro racconta la storia di Lucia, un’infermiera napoletana che lavora a Bergamo in un reparto di Terapia Intensiva.

La ragazza, giovane e bella si trova a combattere contro tutto in piena solitudine, lontano dai propri affetti, dagli amori e dalla famiglia.

Il romanzo è incentrato molto sulla figura della protagonista.

Da qui il titolo “Dietro la Maschera” . Cosa c’è dietro la maschera? Cosa si nasconde? Eroi? Paladini del bene? Oppure professionisti della salute che hanno studiato per fare ciò?

Persone con paure e delusioni, individui che hanno famiglie alle loro spalle che sono anche esse in ansia per tutto ciò.

La pagina Istragram @Dietrolamascheralibro

Prima della pubblicazione del libro stesso, ho aperto una pagina istagram @Dietrolamascheralibro su cui pubblico foto di colleghi con la maschera e senza, creando il contrasto tra quello che è il professionista, e quello che è la persona, aggiungendo anche una breve descrizione, sugli hobby e sulla famiglia, se sono mamme o papà, il tutto l’ho chiamato progetto “Dietro la maschera” .

Dove acquistare il libro

Il libro è acquistabile in versione cartacea, ebook ed è gratuito per i possessori si Kindle Unlimited.

Ecco il link di amazon per l’acquisto del libro e di istagram.https://www.amazon.it/Dietro-maschera-Pasquale-Dente/dp/B08PG65HMC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=2HLOQM6OQLM6T&dchild=1&keywords=dietro+la+maschera&qid=1609204018&sprefix=dietr%2Caps%2C170&sr=8-1


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