La terapia intensiva
Fra tutti i reparti ospedalieri quello di terapia intensiva è sicuramente il più delicato. Già il pronunciarne il nome ne evoca un timore quasi reverenziale. Le porte sono in genere blindate, gli orari di visita limitatissimi, spesso l’obbligo a indossare camici monouso o sovrascarpe. Una volta entrati poi si è circondati dai bip dei monitor e dai suoni degli allarmi. E poi i pazienti…Addormentati artificiosamente, con i tubi che escono dalle bocche. E infine ci sono loro: i macchinari; a volte grandi, con tubi che li collegano a quei corpi e in cui circolano sangue o farmaci.
L'umanizzazione
Pensare ad un luogo del genere e pronunciare la parola “umanizzazione” sembrerebbe un’antitesi. Eppure il 13 e il 14 novembre, il convegno tenutosi presso la facoltà di medicina e chirurgia dell’università di Brescia, ci ha “raccontato” di quanto sia non solo possibile, ma indispensabile che le terapie intensive amplino il proprio e sguardo considerando non solo l’organo malato, ma la persona ricoverata nel suo insieme.
Il congresso di Brescia
E poi gli infermieri di Brescia, padroni di casa, hanno condiviso i progetti che hanno sviluppato: il diario narrativo, il poster “io sono”, stanze di attesa accoglienti, la presa in carico dei familiari….
C’è stata poi la toccante video testimonianza dei pazienti. Persone che sono state ricoverate nella terapia intensiva degli Spedali Civili di Brescia. Persone che nel momento peggiore della loro vita hanno però avuto la fortuna di incontrare le persone giuste e di trovarsi nel posto giusto.
Ecco allora che il grigiore della terapia intensiva “si colora” e il timore reverenziale si trasforma in calore umano. Non abbiamo più pazienti e curanti ma esseri umani che si occupano di altri esseri umani. Esseri umani che si preoccupano non solo dell’organo malato ma di tutto l’essere (umano).
E allora ringrazio il prof. Latronico, la dott.ssa Peli, il prof. Piva, la dott.ssa Pasotti e tutti i relatori ed organizzatori del congresso. Divulgare, diffondere, far comprendere sono tappe obbligate per un cambio di paradigma ed una rivoluzione culturale che speriamo potrà esserci in ogni terapia intensiva.