QUESTA SEZIONE E’ DEDICATA AI CARE GIVER DELLE PERSONE RICOVERATE NEI REPARTI DI TERAPIA INTENSIVA
IL LIBRO TESTIMONIANZA DI BARBARA OLIVIERI
Una storia che inizia il 9 febbraio 2018 e termina dopo poco tempo.
La storia di una malattia che non conoscevamo e che si è portata via mia madre.
È la storia di un lutto. Ma è anche la storia di un incontro: quello con la Umanizzazione delle Cure.
Scarica la brochure "il ritorno a casa"
Per conoscere e affrontare meglio i problemi che insorgono dopo la terapia intensiva.
FAQ
Alcune domande e risposte utili per il care giver del paziente ricoverato in rianimazione
Come è fatto un reparto di terapia intensiva?
Un reparto di terapia intensiva (o rianimazione) è un’area ospedaliera specializzata con letti monitorati continuamente, dotata di attrezzature mediche avanzate (ventilatori, pompe infusionali) per supportare le funzioni vitali compromesse (respirazione, circolazione, neurologia), gestito da un team multidisciplinare di medici (rianimatori), infermieri e specialisti per pazienti critici, caratterizzato da un ambiente tecnologicamente denso e un controllo costante 24/7.
Come posso supportare il mio caro ricoverato in terapia intensiva?
Per supportare un caro in terapia intensiva, offri presenza e ascolto, parla con voce calma, porta oggetti familiari e notizie “dal mondo esterno”, e comunica regolarmente con il personale medico, chiedendo cosa puoi fare concretamente, come gestire logistica e mantenere la routine, ricordando che il tuo ruolo è fondamentale per ridurre l’isolamento e dare un senso di normalità.
Perchè devo prendermi cura anche di me mentre il mio caro è ricoverato in terapia intensiva?
Devi prenderti cura di te stesso perché sei parte integrante del processo di cura e il tuo benessere fisico ed emotivo è fondamentale per poter supportare il tuo caro, affrontare lo stress, prevenire il burnout del “caregiver” e mantenere la lucidità necessaria per collaborare con il personale sanitario, proprio come insegnano le procedure: “prima indossa la tua maschera d’ossigeno” per poter poi aiutare gli altri, evitando sensi di colpa nel prenderti delle pause necessarie per riposare e ricaricarti.