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Il diario paziente in terapia intensiva e la relazione di cura

diario paziente terapia intensiva

Il diario paziente: la relazione messa per iscritto

“Buon giorno sig. Giovanni, mi chiamo Sergio e sono
l’infermiere che si occupa di lei questa mattina. Le scrivo questo diario
perché le sue condizioni hanno spinto i medici a somministrare dei sedativi… in
altre parole lei si trova in coma farmacologico e quando si sveglierà (speriamo
fra pochi giorni) non avrà memoria di quanto le è accaduto e di come avrà
vissuto queste giornate. Cosi’ ho deciso di scrivere questo diario in cui le
racconto quanto accade….”

E’ con parole simili a queste che spesso si inizia una diario
paziente nella nostra terapia intensiva.

L’inizio turno

L’infermiere inizia il turno di mattina, ancora assonnato “prende consegna” e si dirige verso questo signore sconosciuto, di cui ha poc’anzi ascoltato la storia clinica.

Lo guarda, lo osserva…. Quando osserviamo qualcuno per la prima volta proviamo delle sensazioni: ha un viso simpatico, è brutto, è bello… L’infermiere raccoglie quelle sensazioni… Quasi sempre ha un istinto di protezione; quasi paterno. Il paziente è gonfio, respira grazie a con un tubo in bocca che gli deforma l’espressione…sembra quasi che rida da un lato. L’uomo è collegato a vari macchinari, di cui l’infermiere ben conosce il funzionamento e le proprietà terapeutiche.

Iniziano le cure

Iniziano le cure del mattino…L’infermiere controlla tutto: imposta
gli allarmi del monitoraggio, controlla i farmaci spinti da sofisticate pompe
infusionali…Controlla le funzioni vitali, anche quelle piu’ basilari: gli atti
respiratori, la frequenza del cuore, l’urina, la digestione…. Neanche di un
neonato si contano gli atti respiratori!!! In terapia intensiva si’! L’uomo è
talmente annichilito che gli serve un infermiere per contare e controllare gli
atti respiratori.

Iniziano i lavori di routine… L’infermiere prende una
bacinella o delle salviette umide e inizia a lavare lo sconosciuto… L’ha visto
per la prima volta mezz’ora fa e ora lo lava. C’è qualcosa di evangelico in
tutto questo? No, forse c’è solo qualcosa di umano. L’infermiere prende la mano
dell’uomo e lava, poi le braccia, il torace, l’addome, gli arti
inferiori….Addirittura le parti intime.

Il dialogo

L’uomo, anche se addormentato,
risponde. Gli si alza un po’ la pressione, la frequenza cardiaca. Quando viene
girato tossisce e smuove le secrezioni. L’infermiere introduce un sondino nel
tubo che esce dalla bocca e aspira il catarro. E tutto questo porta a una
reciproca conoscenza. L’infermiere impara che il “suo” paziente (e si’, perché
poi il paziente diventa una proprietà) è “sensibile” agli spostamenti, che ha
catarro e ha bisogno di essere aspirato.

Arriva poi il momento della visita medica. Il medico chiede
all’infermiere come si è “comportato” il paziente. Come si puo’ comportare una
persona in coma? In realtà il medico vuole sapere come sono stati i suoi
parametri vitali, se i farmaci prescritti hanno avuto effetto, se la febbre sta
passando. L’infermiere risponde a tutte le domande e torna dall’uomo. Mette in
atto i cambiamenti decisi durante la visita.

La famiglia

“Sergio, c’è al telefono la moglie del sig. Giovanni che
vuole avere informazioni”… All’università si parla di privacy, ti dicono di non
dare notizie al telefono… Ma loro che ne sanno di Giovanni e di sua moglie? Poi
allora, visto che gli infermieri sono “codardi”, passa la telefonata al medico.
Perché per il medico la privacy non vale…Ma prima pero’ l’infermiere chiede
alla moglie qualcosa dell’uomo…. “Che lavoro faceva prima della pensione? Cosa
gli piace fare? Ascolta musica? Di che tipo?”…. e poi ancora… “Avete nipoti?
Che età hanno?”…. E la signora moglie si lancia…. Una timida risposa diventa un
fiume.

La relazione

L’infermiere torna da Giovanni, prende lo smartphone (non si
potrebbe usare il telefono in ospedale), apre youtube e sceglie una canzone di
Vasco. Appoggia il telefono sul cuscino cosi’ che Giovanni possa ascoltare.

“…sa, anche se ci conosciamo da poco, mi sembra di conoscerla
da molto… So che faceva il meccanico d’auto e aveva una passione per le auto
d’epoca. Mi hanno detto che è appassionato di montagna e che amava fare delle
belle passeggiate. Sono qui assieme agli altri infermieri e ai dottori per fare
in modo che possa tornare presto alle sue passeggiate…non scali l’Everest
pero’!!!

Poco fa l’ho girata nel letto in direzione della finestra.
Sembrava contento. Ha infatti un viso rilassato. Spero che gradisca la musica
di Vasco…”


Postintensiva.it è un portale creato da infermieri che operano nelle terapie intensive. Si occupa di umanizzazione delle cure e, fra le altre cose, promuove l’utilizzo del diario paziente come pratica di nursing narrativo.

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